L’Orto racconta

Il Peperone di Carmagnola, una storia lunga un secolo

Pianta esotica giunta in Europa dal Perù alla prima metà del secolo XVI, il peperone venne introdotto nell’areale carmagnolese solo all’inizio del novecento. Non vi sono infatti testimonianze di coltivazione in epoca anteriore nella zona di Carmagnola: dalla lettura degli annali della Reale Accademia di Agricoltura si desume che negli anni dal 1875 alla fine dell’800 la coltura era praticata negli orti di Torino, Chieri, Cambiano e Santena,  con una notevole collezione di peperoni presso la Colonia Agricola di Rivoli.

Raccontano le cronache che a farsi assertore di quest’ortaggio fu Domenico Ferrero di Borgo Salsasio. Convinto della straordinaria vocazione orticola della fascia alluvionale tra la sponda destra del Po e l’altopiano di Poirino il Ferrero intuì che per i peperoni poteva aprirsi un mercato secondo soltanto a quello dominante della canapa. Infatti questa solanacea trovò a Carmagnola un ambiente pedo-climatico ideale, con selezione di varietà locali ed una produzione di elevata qualità, dando luogo ad un fiorente commercio.

L'Orto racconta 1

E’ estremamente significativo, al riguardo, come gli Orticoltori Carmagnolesi festeggiarono nel 1925 il primo venticinquennale della coltura nell’areale, riconoscendone il merito al precursore Domenico Ferrero. Ancora oggi nel Castello sede del Municipio fa bella mostra di sé la pergamena realizzata per l’occasione, opera di G. Boero di Torino che porta miniato il ritratto del Ferrero e che recita testualmente:

“All’amico carissimo Domenico Ferrero che con onestà ed attività impareggiabile dedicò la sua opera intelligente allo sviluppo della coltivazione dei peperoni gli orticoltori carmagnolesi riconoscenti nel venticinquesimo anno dell’epoca in cui per primo propagò l’attuale fiorente coltivazione offrono in omaggio e ricordo. Carmagnola 3 maggio 1925”.

Alla stessa epoca risalgono le prime raccomandazioni agronomiche e alcuni pionieristici tentativi di miglioramento genetico, volti a fissare le caratteristiche del prodotto che risale al 1928 e riproduce uno dei primi campi sperimentali. Nelle campagne di Borgo Salsasio ebbero inizio le prime coltivazioni “intensive”, grazie alla facilità di irrigazione a mezzo delle norie, sistemi di prelevamento dell’acqua azionati da cavalli od asini che sollevavano i recipienti  da grandi pozzi mediante semplici ma ingegnosi meccanismi ad ingranaggi.

L'Orto racconta 3

Dagli Almanacchi del Centro Studi Carmagnolesi si apprende inoltre che già fin da allora gli orticoltori carmagnolesi si recavano al mercato di Torino, localizzato a Porta Palazzo, a vendere le loro produzioni. Il viaggio, con carri trainati da cavalli, durava tutta la notte ed era affrontato da vere e proprie carovane che si davano appuntamento appena al di fuori del paese: tra queste viene ricordato il gruppo formato da Luigi Demichelis, Giacomo Fumero, Matteo Mosso e Bartolomeo Gianotti.

Proprio quest’ultimo, nei primi anni ’50, diventò il precursore della diffusione della coltura del peperone in altre regioni italiane. Fu, questo, un tentativo pionieristico di trovare una soluzione ad uno dei problemi di commercializzazione che ancor oggi affligge i produttori, legato al fatto che il periodo di maggior produzione coincide con i mesi più caldi dell’estate, caratterizzati da una scarsa richiesta, dovuta anche al periodo di ferie, con conseguente diminuzione dei prezzi.

Per ovviare a questo inconveniente la famiglia di Bartolomeo Gianotti decise di sperimentare la coltivazione nella zona di Reggio Calabria, puntando ad un’anticipazione produttiva, nel 1953, trasportando le piantine in scatole da scarpe, per un’avventura che non andò a buon fine  a causa dei problemi causati dal forte vento marino. Ma i Gianotti non si arresero e con altri esperti produttori ripartirono nel 1958 alla volta di Cisterna di Latina e di Acciglia, nel Lazio.

L'Orto racconta 4

Tutte le fasi della coltivazione vennero eseguite sul posto, compresa la semina del vivaio adibito alla produzione delle piantine. In tale occasione  la fortuna arrise agli intraprendenti agricoltori carmagnolesi, che costruirono alcune rudimentali serre, le cui produzioni affluirono ai Mercati Generali di Roma. I Gianotti per motivi famigliari non ripeterono l’esperienza, che comunque contribuì sicuramente alla diffusione della coltura in quelle regioni.

Non è un caso, dunque, se nella zona di Fondi (Lazio) e nelle campagne del casertano viene ancor oggi coltivato un tipo di peperone che, come forma e come consistenza, ricorda molto il Quadrato di Carmagnola.

Negli anni ’50 la coltura registrò un notevole incremento nell’areale carmagnolese, grazie all’apertura del Mercato all’ingrosso del Peperone.

Altro canale di commercializzazione era rappresentato dai Mercati Generali di Torino: nei campi i buoi erano stati affiancati dalle prime trattrici ed i viaggi verso Torino, su camioncini stipati all’inverosimile per trasportarvi le preziose bacche, avevano dell’epico.

L'Orto racconta 2

Un grande ruolo ebbe, a partire dalla sua costituzione avvenuta in Carmagnola il 24 marzo 1959, la “Società Cooperativa a.r.l. il Peperone”,  costituitasi per creare un nuovo canale di commercializzazione a fronte della produzione sovrabbondante di quel periodo dovuta ai notevoli aumenti di superfici di terreno coltivato a peperoni.  La cooperativa arrivò a contare fino a 100 soci, con una produzione oscillante tra le 2.000 e le 3.000 tonnellate e che nel 1963 cambiò denominazione, diventando “CO.PRA. coop. srl” ed occupandosi, oltre che dei peperoni, anche della commercializzazione degli asparagi e dell’essenza di menta.

In tale forma associativa, senza mai occuparsi della trasformazione del prodotto, rimase fino alla chiusura dell’attività, avvenuta nel 1971. Fin dall’inizio la cooperativa aprì alla tipica produzione locale i mercati europei, esportando in Svizzera, Francia, Germania, Olanda, Belgio ed Inghilterra con invii giornalieri di 3-5 vagoni di merce.

Interessanti testimonianze di quel periodo sono rintracciabili nel libro del 1960 “Il Peperone, ortalizia di classe”. Non a caso, ad ulteriore riprova della storicità della produzione carmagnolese, in appendice l’autore P. Marocco riporta a titolo di modello il “Procedimento colturale d’un coltivatore d’avanguardia” facendo riferimento all’azienda dei F.lli Appendino sita in frazione Vallongo e uno spazio di rilievo viene dato a “Una cooperativa di produzione del peperone”, pubblicando addirittura lo statuto della struttura carmagnolese.Un altro fattore di crescita fu senza dubbio rappresentato dallo sviluppo dell’industria conserviera: presente già fin dalla fine degli anni ’30, grazie ai F.lli Bartolomeo, Giuseppe e Pietro Fumero, i quali  arrivarono a realizzare in Carmagnola due stabilimenti che producevano peperoni sottaceto, giardiniera ed antipasti.

L’attività della ditta Fumero proseguì sino agli anni ’60 e fu poi rilevata dalla Di Vita Spa, fondata nel 1969, ancor attiva ai nostri giorni. Tale società confeziona con impianti moderni e di notevole capacità tutta la gamma dei sottaceti, dei sottoli  ed altre specialità alimentari, usando verdure fresche in buona parte prodotta nella zona. Un discreto ruolo nella filiera è attualmente svolto dalla cooperativa di servizi Solidarietà 3, costituitasi ad inizio anni ’90, che effettua la raccolta e la prima lavorazione dei peperoni per l’industria fresca e conserviera.

L'Orto racconta 5

Le industrie conserviere furono importanti acquirenti per i produttori carmagnolesi, grazie alle caratteristiche del prodotto che ben si addice alla lavorazione. I mediatori di grandi industrie a livello nazionale frequentavano il mercato cittadino all’ingrosso per accaparrarsi le partite migliori. Il processo di sviluppo subì una grave battuta d’arresto nel 1965, quando gli agricoltori videro così svalutato il loro prodotto da decidere di sospenderne la raccolta per evitare ulteriori spese di manodopera. Tra le forme di protesta messe allora in atto, merita ricordare che alcuni orticoltori vuotarono molti cesti sulla strada per Torino destando la curiosità di numerosissimi automobilisti che si fermarono per acquistare quelle colorate bacche abbandonate sull’asfalto. Quell’episodio, di cui si occupò diffusamente la stampa nazionale, riaccese l’interesse delle ditte conserviere, facendo lievitare i prezzi e rappresenta il simbolico inizio a Carmagnola  della vendita per strada, ormai largamente diffusa.

Da luglio a metà ottobre le strade di accesso alla città presentano numerosi punti di vendita diretta al consumatore, ai sensi della Legge n.59 del 1963. Negli anni seguenti la produzione e la commercializzazione dei peperoni è andata in crescendo, incontrando momenti di grande difficoltà a partire dalla fine degli anni ’80 in conseguenza della sempre più pressante competizione esercitata dai peperoni d’importazione (Olanda, Spagna) sicuramente di minor qualità, ma caratterizzati da costi di produzione significativamente inferiori. Il Peperone di Carmagnola conobbe così il periodo più buio della sua storia, soffocato dalla concorrenza straniera ed abbandonato da molti consumatori, che non avevano modo di riconoscerlo per l’assenza, a livello locale, di un’incisiva azione di promozione e salvaguardia.

L’inversione di tendenza si è verificata a metà degli anni ’90, quando la maggior attenzione dei consumatori alla qualità degli alimenti in seguito anche alle continue emergenze alimentari e la nuova consapevolezza  dei produttori di dover fornire al mercato le garanzie di qualità, genuinità ed origine delle loro produzioni hanno trovato un attento interlocutore nella Ripartizione Agricoltura del Comune di Carmagnola. Il progetto comunale di valorizzazione delle produzioni tipiche locali ha posto al centro dell’attenzione il Peperone di Carmagnola.

LogoConsorzioPeperoneIl primo passo fu compiuto nel 1996 con la realizzazione del Logo del peperone di Carmagnola commissionato dal Comune all’artista Coco Cano e presentato nella Sagra del Peperone di quell’anno. Infatti Carmagnola a fine agosto celebra il suo prodotto simbolo con una manifestazione di carattere regionale quando, in occasione della Sagra del Peperone, si svolge il Concorso dei produttori e di cui riportiamo in l’Albo d’oro. La premiazione del concorso, che si svolge nella prima domenica della Sagra, rappresenta un rito che si rinnova fin dagli anni ’70 in occasione del quale vengono distribuiti ai vincitori i diplomi mentre vengono messi all’asta gli esemplari premiati con devoluzione dell’incasso ad associazioni benefiche. Tale logo è raffigurato sui cartelli installati nel 1998 lungo le vie d’accesso alla città segnalanti la zona di produzione del Peperone di Carmagnola, è riportato in altri cartelli che segnalano le principali “strade della nostra agricoltura”.

Un altro passo fondamentale si realizzò con la costituzione del Consorzio del Peperone di Carmagnola a partire da 10 soci fondatori, avvenuta il giorno 11 settembre 1998, con il concorso del Comune e delle Organizzazioni Professionali Agricole. Si è voluto così creare uno strumento operativo per promuovere, tutelare e valorizzare il Peperone di Carmagnola, anche attraverso l’ottenimento dell’indicazione Geografica Protetta. Alla data odierna il Consorzio conta 40 consorziati che hanno adottato un  preciso Disciplinare di produzione, ad ulteriore garanzia di tipicità e genuinità, in cui vengono definite le caratteristiche delle bacche delle 4 tipologie carmagnolesi (Quadrato, Lungo o Corno di Bue, Trottola e Tumaticot) e le modalità che i produttori devono osservare per le tecniche di semina e le pratiche di coltivazione e trasformazione. I peperoni delle aziende aderenti  sono contraddistinti da cassette e fascette recanti il logo del Consorzio e la ragione sociale del produttore. Molto positivi sono risultati i riscontri presso gli operatori commerciali e i consumatori, che immediatamente hanno manifestato la loro preferenza per il prodotto confezionato in cassette riportanti il logo del Consorzio.

Un altro rapporto di fondamentale importanza che ha concorso al rilancio del Peperone di Carmagnola è risultato essere quello con l’Associazione Slow Food, con cui il concorso della Provincia si è dato vita al Presidio del Peperone Corno di Bue di Carmagnola.

Il Peperone di Carmagnola nel luglio dell’anno 2000 è stato inoltre inserito nell’elenco prodotti agroalimentari tradizionali della regione Piemonte ai sensi del Decreto del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali 8 settembre 1999, n. 350.

Print Friendly, PDF & Email