Barbabuc

barbabuc1Il Barbabuc o Scorzobianca (Tragopogon porrifolius L.) è una pianta erbacea appartenente alla famiglia delle Asteracee, originaria dell’Europa, del Nord Africa e dell’Asia minore. In fase vegetativa, si presenta con foglie lineari di 0,5 x 15 cm sistemate in forma di rosetta appressata, ragnatelose sui margini, con radice verticale fittonante. È una pianta biennale, che raggiunge altezze di un metro, con foglie strette molto allungate di colore verde-grigio. I fiori sono capolini, singoli a fiori violetti. L’involucro, che porta da 5 a 12 brattee unite alla base, è vistosamente sporgente rispetto ai fiori. Allo stato spontaneo, cresce in vecchi prati stabili un po’ umidi, poco curati, incolti, da 0 a 1000 m di altitudine e fiorisce da giugno ad agosto differenziando uno scapo fiorale con capolini bruno-violacei.

barbabuc2Ai fini produttivi, la semina avviene ad inizio agosto in coltura protetta ed a fine agosto per le produzioni in pieno campo. Il Barbabuc (che letteralmente significa “ciuffo d’erba a forma di barba di becco”) predilige terreni sciolti e non troppo fertili, anche perché un’eccessiva ricchezza del terreno causerebbe l’inscurimento della radice con conseguente diminuzione della qualità commerciale. A settembre, si provvede allo sfalcio delle foglie per consentire, durante l’autunno e l’inverno, il ricaccio meno vigoroso di foglie di consistenza meno coriacea. La raccolta si effettua da gennaio (in coltura protetta) o febbraio fino ad aprile, prima che inizi la differenziazione dello scapo florale. Nel primo anno di coltura si raccoglie per l’alimentazione, nel secondo principalmente per la raccolta della semente.
La parte edule è rappresentata dalle foglie e dal colletto che vengono consumate dopo una cottura in padella, stufate o cotte alla piastra. I frutti sono degli acheni allungati con una sporgenza a forma di becco, con un ciuffo di peli piumosi. La radice a fittone (come quella della carota) è carnosa, liscia, di colore bianco-avorio, lunga una ventina di centimetri.

La storia

barbabuc4La coltivazione del Barbabuc tradizionalmente si inseriva in un periodo dell’anno nel quale non erano previste produzioni in pieno campo, favorendo, così, l’occupazione della manodopera aziendale e la possibilità di sfruttare gli appezzamenti per il ricavo di reddito nei primi mesi dell’anno. La tradizione del consumo di questa pianta ha origine antica, probabilmente legata alla consuetudine di raccogliere allo stato selvatico la specie affine, Tragopogon pratensis L., ed utilizzarne la radice che, bollita nel latte, rappresentava un ottimo tonificante e ricostituente dopo le debilitanti malattie invernali. Secondo Alexander Dumas, Giulio Cesare nutrì con le radici dei Barbabuc le proprie legioni sprovviste di viveri, circondate dall’esercito di Pompeo. La possibilità per i cittadini di consumare un ortaggio quasi selvatico, di sapore assai gradevole, stagionale, fa sì che si perpetui la coltivazione del Barbabuc da parte di alcuni produttori che intendono mantenere quote di mercato in vendita diretta: vendono parte del prodotto direttamente e il resto a dettaglianti vocati alla commercializzazione di produzioni locali e primizie. In Piemonte è conosciuta soprattutto come “Radice” (insalata di radici, radici con bagna cauda ecc…).

Proprietà alimentari

barbabuc3Le radici hanno un sapore delicato e leggermente dolce dovuto all’inulina, un polisaccaride formato da lunghe catene di fruttosio, poco calorico (100 kcal/100 g), che si trova in diverse piante, molte di queste appartenenti alla famiglia delle Asteracee. È sostanzialmente una fibra solubile. Fra le proprietà che vengono attribuite all’inulina ci sono sia quella di facilitare la digestione sia quella di ridurre il gas intestinale; infatti, questa fibra aumenta la densità di bifidobatteri e diminuisce quella di batteri nocivi. Non a caso molti prodotti a base di fermenti lattici contengono anche inulina. Altre proprietà sono: azione ipocolesterolemizzante e riduzione dei trigliceridi.

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